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Visualizzazione dei post da Marzo, 2014

Cheias

"Cheias" é la parola portoghese per dire piena, inondazione, acqua in eccesso, allagamento... ma é sinonimo, nell´inconscio del popolo mozambicano, anche di sofferenza, perdita di tutto, insicurezza, povertá e perdita della dignitá. 
I violenti temporali della stagione piovosa hanno colpito anche quest´anno. 
Tante le zone del Paese finite sott´acqua e lasciate a se stesse le popolazioni interessate. 
Anche Maputo, sebbene sia la capitale, sinonimo di maggiore sviluppo, non viene risparmiata da tale flagello. 


Lasciamo parlare le immagini del grande quartiere dietro 
l´immondezzaio di Maputo che ho visitato pochi giorni fa´...


Questa era una strada, in mezzo alle povere case costruite in mattoni fragili, piú sabbia che cemento...








...l´acqua ´
sporca e fetida 
dell´immondezzaio (in lontananza sullo sfondo della foto) si incanala e riempie una conca ove sorgono le case dei poveri.  



Anche i campi, pronti a dare vita con un po´di mais, ingorgati di fango e melma, sono ora una palude di m…

Samaritana, ho sete!

Il pozzo di Giacobbe è il luogo ove Gesù, bruciato di amore per l’umanità, siede per ri-conquistare una creatura all’amore di Dio. Chiamiamola semplicemente Samaritana… una donna “leggera”, che esce a mezzogiorno per evitare gli sguardi inopportuni di chi vede in lei un ammasso di peccato e una situazione di vita irreversibilmente perduta.
Cinque mariti e quello attuale non è il suo. Una “poca di buono”, per la Legge del popolo credente, e uno strumento di piacere per la legge dei gaudenti!
Ma per Gesù, è un tesoro perduto che Dio è venuto a cercare, una pecorella smarrita che neppure conosce il suo Pastore e vaga in cerca di surrogati di amore che non riescono a riempire il “pozzo” della sua anima e del suo cuore. Che mirabile strategia quella di Gesù. Non la guarda dall’alto in basso, cosa che l’umilierebbe e la farebbe sfuggire al suo sguardo, ma la guarda dal basso in alto; …si fa misero dinanzi a colei che tutti usano; …si umilia davanti a colei che tutti disprezzano; …si abbassa …

Prima e ultima istanza...

Mentre giro nel carcere, salutando i detenuti, mi avvicina un giovane e mi chiede di parlarmi. Vuole confessarsi. Sono preso dalle visite agli ammalati e sto organizzando un incontro con il padiglione dei minori.  Gli chiedo di aspettare un po’… ma finisce per attendere quasi un’ora perché, tra una cosa e l’altra, il tempo mi è scappato. Pensavo di non trovarlo più, ma lui fedelmente mi ha aspettato sotto un albero. Credevo fosse un modo per parlarmi personalmente e potermi chiedere un aiuto di ordine materiale come spesso accade in una situazione di povertà come quella carceraria. Invece no! Il giovane è un cattolico che desidera chiedere perdono a Dio per l’errore che l’ha portato in carcere. Che bella confessione:  diretta, chiara, semplice, con poche parole, senza difendersi ma solo riconoscendosi peccatore dinanzi alla misericordia di Dio. Quando ho steso la mano benedicente sulla sua testa ho percepito che, in quell’umile angolo di mondo, in mezzo ai ferri di un’officina carceraria…

Omaggio ai papà

Io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità  nei cieli e sulla terra prende nome”  (Efesini 3,14-15)
19 marzo, festa di San Giuseppe, festa dei papà!

Oggi … anch'io piego le ginocchia davanti al Padre del cielo che ha concesso all’uomo il dono di essere un’espressione significativa della Sua paternità per continuare sulla terra il mistero della paternità del Cielo.
Riconosco la Tua Paternità, Signore, in ogni volto di padre che dà la sua vita per tutelare la vita.
Grazie a te, papà, che ti alzi al mattino prestissimo, quando la notte ancora stende
l’ultimo lembo del suo manto, per cominciare il lungo viaggio che ti porta al lavoro col solo intento di assicurare il futuro alla tua sposa e ai tuoi figli.
Grazie a te, papà, che accetti l’umiliazione 
di un lavoro che nessuno farebbe, 
per non far mancare la scuola ai tuoi bambini. Grazie a te, papà dalle mani callose, 
per il tuo duro lavoro nei campi, e a te, papà, che accetti di bruciare la tua pelle sotto il sole cocente pe…

Bianco che più bianco non si può!

La seconda domenica di Quaresima dell’Anno liturgico A ci presenta l’esperienza della trasfigurazione di Gesù, riportata dall'evangelista Matteo, probabilmente sulla base del racconto riferito dei tre discepoli - Pietro, Giacomo e Giovanni - che l’hanno vissuta direttamente. Gesù sale su un alto monte, accompagnato da tre dei suoi discepoli e, sotto i loro occhi, si trasfigura. La trasfigurazione non è un mascheramento ma uno svelamento della persona e dell’identità di Gesù come Figlio del Padre. 
Il linguaggio con cui Matteo descrive la trasfigurazione è quello della “creazione”, della forza originante della luce.

Come nel principio, secondo il primo capitolo di Genesi, Dio creò la luce con la Sua Parola, ora, qui, sull’alto monte della nuova creazione, in mezzo alle tenebre del mondo, 
il Padre manifesta all’umanità il Figlio con la medesima “grammatica” della luce e l’evangelista, per farci capire qualcosa di quello che è successo, usa l’immagine del sole e del colore stesso della…

Grazie, Signore, per il Papa Francesco…

Un anno di papato, un anno di grazia, di piena umanità e di squisita affabilità.
Un anno di servizio apostolico infaticabile su una nota costante: i poveri, i piccoli, i senza-voce,  la giustizia, la pace, i diritti dei popoli, specie di quelli meno considerati… le periferie del mondo, dimenticate nella distrazione del corri-corri e... dell’indifferenza globalizzata!



Uomo di Dio”, “uomo con Dio” e, quindi… “uomo per l’uomo”! Semplice nel portamento e spontaneo nei gesti. Profondo “scavatore” del cuore umano, agile ”scalatore” dello spirito.  


Profeta di novità nella più autentica continuità della tradizione. Tessitore di dialogo tra culture e religioni, animatore di nuovi e coraggiosi cammini.
Missionario nel cuore e nella mente, nelle prospettive e nelle opzioni.   Sorriso che infonde gioia e evangelizza.
Così vedo il pontificato del nostro amato papa Francesco. Non posso che dire, di tutto, grazie a Dio che lo ha regalato alla Chiesa, al mondo e a ciascuno di noi. Grazie Papa Francesco!

Omaggio alle donne d'Africa e... a tutte!

In occasione della festa della donna, che abbiamo celebrato recentemente, mi sono ricordato di una pagina molto bella, scritta da una missionaria saveriana, Teresina Caffi, sull'identità e sul ruolo della donna africana.  ... E' un grazie e un augurio che rivolgo a tutte le donne che spendono la propria vita per dare vita al mondo; tra queste, non posso dimenticare mia madre e chi, per me, è stata madre!

"La donna era in ospedale pestata dal marito. Le asportarono la milza. Sembrava potesse farcela. 'Riuscirai a perdonargli?' le ha chiesto Lucia. 'Se non gli perdono io, chi gli perdonerà?'. Morì poco dopo, quasi all'improvviso.
Rendo omaggio, con questo intervento, alle donne d'Africa, alle donne dei paesi dei Grandi Laghi. Alle donne che risalivano dal lago alle sei del mattino, con la gerla già piena di sabbia bagnata, con cui riempire un fusto per una casa in costruzione. Capaci di alzare la testa da sotto il peso e salutare con un largo sorriso. I …

Fior di loto

Questa mattina sono stato a celebrare la messa nella casa delle suore di Madre Teresa di Calcutta, dietro alla grande lixeira (immondezzaio) di Maputo. Dopo la pioggia violenta degli ultimi giorni, la zona della lixeira è ancora piena di acqua stagnante e sporchissima, nera per via del fango e dei detriti (di ogni genere!) che sono disseminati in questa zona. Mentre osservo i volti delle persone che camminano assorte in varie preoccupazioni,  rimango interiormente “folgorato” dal sorriso innocente dei bambini che giocano tra quella sporcizia, avvolti da un manto di gioia inspiegabile.  Uno di loro mi ha guardato e, come si  fa qui in Mozambico per salutare rapidamente e a distanze che non permettono di usare la parola, ha sollevato il piccolo pollice in segno di “OK”.  Dietro quella manina, splende un sorriso più bello del sole che illumina il cielo di oggi. Mi è venuto in mente il “fior di loto” che nasce sull’acqua stagnante... Quei bambini sono “fiori” nati e cresciuti sui resti (immo…

Come dire Dio?

Sono stato in uno dei carceri distrettuali della città di Maputo per cominciare il servizio di assistenza spirituale e umanitaria ai detenuti. Il carcere risale al tempo coloniale ed è pensato per circa 30 prigionieri. Ce ne sono oltre 60, in tre celle e un corridoio largo un metro e lungo 10. Dormono due per letto, suddivisi nelle tre celle, il che significa… circa 20 ciascuna. Chi non entra nei letti, per terra! 
La cella è 3 metri per 4!!! Al mio arrivo, mi hanno accolto con la curiosità tipica di chi vuole capire chi è l’altro e cosa desidera fare.  I cattolici sono tre, ma quasi tutti i detenuti hanno scelto di partecipare alla celebrazione della messa che abbiamo vissuto, dopo un momento di conoscenza reciproca e di dialogo. Come dire Dio a chi vive nella miseria? Come parlare di un Dio amore a chi lotta per sopravvivere? Come celebrare la gioia della fede in quattro mura sudice di un carcere di periferia del mondo? Come dire Dio...??? ...Con queste domande nella testa e nel cuore ho v…