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Cheias

"Cheias" é la parola portoghese per dire piena, inondazione, acqua in eccesso, allagamento... ma é sinonimo, nell´inconscio del popolo mozambicano, anche di sofferenza, perdita di tutto, insicurezza, povertá e perdita della dignitá. 
I violenti temporali della stagione piovosa hanno colpito anche quest´anno. 
Tante le zone del Paese finite sott´acqua e lasciate a se stesse le popolazioni interessate. 
Anche Maputo, sebbene sia la capitale, sinonimo di maggiore sviluppo, non viene risparmiata da tale flagello. 


Lasciamo parlare le immagini del grande quartiere dietro 
l´immondezzaio di Maputo che ho visitato pochi giorni fa´...


Questa era una strada, in mezzo alle povere case costruite in mattoni fragili, piú sabbia che cemento...








...l´acqua ´
sporca e fetida 
dell´immondezzaio (in lontananza sullo sfondo della foto) si incanala e riempie una conca ove sorgono le case dei poveri.  



Anche i campi, pronti a dare vita con un po´di mais, ingorgati di fango e melma, sono ora una palude di morte!

...circa 1 metro di acqua stagnante che rimane cosí per alcuni mesi, fino a che il liquido melmoso evapora lasciando dietro di sé uno sporco fango che ha cancellato i sogni di tante famiglie che sopravvivono in questi luoghi inospitali.  



Una delle case
che non ce l´ha fatta ed é caduta alle 23.00 di notte 
a causa dell´acqua 
che ne ha imbevuto le fragili fondamenta. 
Per fortuna (o Provvidenza!!!) nessuno si trova sotto quel tetto che ora fa da pavimento della nuova casa. 
Si, giá, a proposito, i poveri non lasciano la loro catapecchia anche se crollata, perché... sono poveri!



Idem!!!!












Scorcio della stessa casa ove abbiamo incontrato una nonna con 4 nipotini. 
Sul volto la tristezza di chi ha perso tutto e non sa come andare avanti. 
Cosa ho visto?
Un rudere, un angolo con un pezzo di lamiera per ripararsi dalla pioggia che sta cadendo anche mentre sto scrivendo sul blog, una vecchia pentola che gorgogliava con un intruglio e una splendida bambina di circa 2 anni piena di foruncoli che coprivano il suo petto. 



Cosa hai fatto?
Certo, é la domanda piú logica da farsi!
Dopo aver parlato, come comunitá, di questo fragello, abbiamo caricato la macchina con patate, mele e altri doni che la Provvidenza ci ha messo tra le mani per condividere un pó di speranza con quegli sfollati. 
Abbiamo pregato insieme un "Padre nostro". 
Che forza quelle parole: "dacci oggi il nostro pane quotidiano". 
Sí, Padre, dicevo nel mio cuore, dá il pane ai tuoi figli, poveri e ricchi, ma fa´ che chi questo pane ce l´ha in abbondanza, qui in Mozambico e ovunque nel mondo, lo sappia condividere di piú e con piú generositá con chi manca del necessario. 

...La bambina con i foruncoli?
L´abbiamo affidata alle suore di Madre Teresa di Calcutta che vivono nel quartiere e la stanno curando!

Commenti

  1. Grazie per queste immagini e per le tue parole che mi fanno vedere attraverso i tuoi occhi... per non dimenticare.

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  2. Grazie Arianna,
    sempre uniti per un mondo più "umano".

    RispondiElimina

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