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Prima e ultima istanza...

Mentre giro nel carcere, salutando i detenuti, mi avvicina un giovane e mi chiede di parlarmi. Vuole confessarsi.
Sono preso dalle visite agli ammalati e sto organizzando un incontro con il padiglione dei minori. 
Gli chiedo di aspettare un po’… ma finisce per attendere quasi un’ora perché, tra una cosa e l’altra, il tempo mi è scappato.
Pensavo di non trovarlo più, ma lui fedelmente mi ha aspettato sotto un albero. Credevo fosse un modo per parlarmi personalmente e potermi chiedere un aiuto di ordine materiale come spesso accade in una situazione di povertà come quella carceraria.
Invece no! Il giovane è un cattolico che desidera chiedere perdono a Dio per l’errore che l’ha portato in carcere.
Che bella confessione: 
diretta, chiara, semplice, con poche parole, senza difendersi ma solo riconoscendosi peccatore dinanzi alla misericordia di Dio.
Quando ho steso la mano benedicente sulla sua testa ho percepito che, in quell’umile angolo di mondo, in mezzo ai ferri di un’officina carceraria, dove ci troviamo, sta scendendo il cielo sulla terra: il perdono del Padre misericordioso che “fa nuove tutte le cose”.

Il giudizio della Misericordia di Dio è di prima e ultima istanza e, se ci credo sul serio, ne esco veramente assolto!!!

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Grazie, merci, thank you, khanimanbo, obrigado, gracias, danke, asante...

Tante parole per esprimere lo stesso sentimento di gratitudine che nobilita il cuore umano e che ci fa veramente figli di Dio: grazie! Vedendo i molti segni di risposta che tanti di voi, amici carissimi e fratelli di Comunità, mi indirizzate, attraverso la lettura dei post che pubblico sul mio blog, questa sera ho desiderato raggiungervi con il sentimento di gratitudine che sempre abita il mio cuore quando, attraverso questo strumento di comunicazione, possiamo rimanere in contatto a distanza intercontinentale. Un vostro semplice + o un commento di poche parole su una notizia o una esperienza che ho pubblicato... è per me il segno che vale la pena condividere quanto Dio ci permette di sperimentare nella missione che Egli ci affida. Quindi, ancora una volta, grazie a tutti e a ciascuno in particolare. Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera.  P. Antonio  

"Pane della Vita e pane di vita"

Sembrerebbe, a primo acchito, una ridondanza linguistica, ma non lo è affatto! Pane della vita, per noi che crediamo in Gesù Cristo, Figlio di Dio Vivente, Verbo di Dio incarnato, è l’Eucaristia, il Pane per eccellenza che dà la Vita in abbondanza, quella vera, quella che ti riempie, quella che ti sazia, quella – cioè – che tutti cercano ma non sempre trovano! “ Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo ”. (Gv 6,51). Nella Casa della misericordia, a Maputo (Mozambico), un centro di accoglienza per ex detenuti in cerca di vera libertà, di vita nuova, abbiamo aperto due mesi fa, grazie all’aiuto della Fondazione delle Arti e dello Spirito , un’Associazione Onlus di Milano, un progetto di produzione di ostie come programma di riscatto e riabilitazione spirituale. Le mani di ex carcerati che si sono “sporcate” con delitti vari, producono il pane eucaristico che i

Date loro "voi stessi" da mangiare

Il brano di San Matteo (14,13-21) - propostoci per la diciottesima domenica del tempo ordinario - è davvero "straordinario"... come ogni pagina del Vangelo! Si tratta della com-passione di Gesù per gli uomini del suo tempo, segno dell'amore folle di Dio per gli uomini di ogni tempo e quindi per noi tutti. Gesù è afflitto per la morte di Giovanni Battista, cugino e profeta antecessore del Messia. Il dolore che sempre tenta di stringere il cuore dell'uomo nella morsa dell'autocommiserazione e del ripiegamento, non riesce a vincere il cuore misericordioso di Gesù che rimane com-passivo. Gesù vede la folla che lo ha seguito a piedi e si commuove, ne sente la passione dolorosa, ne vive interiormente il dramma della fame di Dio e di pane. Si intenerisce e comincia a guarire gli ammalati e quando giunge il momento del congedo, dinanzi alla "avveduta" preoccupazione degli apostoli di rimandare a casa la folla (dicasi folla di 5000 uomini senza cont