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Visualizzazione dei post da Aprile, 2014

1 maggio: Festa di S. Giuseppe lavoratore e… dei lavoratori!

In questo giorno che ‘dovrebbe’ essere di “riposo” dal lavoro quotidiano… prendo spunto da alcune frasi dense di significato di S. Giovanni Paolo II per porgere gli auguri a tutti i lavoratori del mondo, a quanti prendono sul serio la vita per assicurare, con il sudore della propria fronte, l’onesto pane quotidiano, come direbbe Papa Francesco, ai propri figli biologici o spirituali, e partecipano al compimento del disegno di Dio sulla creazione, affidato all’industriosità del lavoro umano.
Auguri a tutti i lavoratori e lavoratrici!

"La Chiesa è convinta che il lavoro costituisce una dimensione fondamentale dell'esistenza dell'uomo sulla terra. Essa si conferma in questa convinzione anche considerando tutto il patrimonio delle molteplici scienze, dedicate all'uomo: la antropologia, la paleontologia, la storia, la sociologia, la psicologia, ecc.: tutte sembrano testimoniare in modo irrefutabile questa realtà".  Sul Lavoro umano, n. 4


Se è vero che l'uomo si nutre …

Donna Josefa

In una zona della nostra missione vive donna Josefa, anziana vedova di circa 80 anni che ha perso da poco anche il figlio e, con lui, la speranza di poter terminare la sua casetta.
La nuora ha un misero lavoro e non riesce neanche a pagare la scuola dei figli. Così donna Josefa vive in una casa di “caniço”, di canne, sulla sabbia e, quando piove - ci racconta - passa la notte "appollaiata" in un angolo della sua capanna che si riempie di acqua. La Comunità Ecclesiale di Base, venuta a conoscenza di ciò, si è organizzata, con l’appoggio della Caritas della missione, per aiutare donna Josefa a mettere delle lamiere sulla casetta di mattoni che il figlio ha iniziato a costruire ma che era completamente scoperta. Ora donna Josefa può dormire tranquilla in una stanzetta semplice ma sicura, di 2,50 per 2 mt. Quando arriviamo per salutarla, la troviamo molto felice perché è stata  messa anche una porta alla sua stanza...  Getto un’occhiata nella stanzetta ma non vedo nulla di così bell…

Khanimambo...

…è la parola ronga, lingua particolarmente molto parlata nel sud di Mozambico, per dire “grazie”. Ad essa si risponde non con il nostro “prego” o “di niente” ma con un altro “khanimanbo”, entrando in una sinfonia di grazie che si intrecciano e si fanno eco reciprocamente. …Ma non solo! Quando non si può dire “khanimambo” perché, ad esempio, c’è clima di silenzio, come in cerimonie ufficiali, durante la messa o dinanzi ad un’autorità, allora il linguaggio vocale si trasforma in linguaggio “gestuale”:
le due mani, racchiuse leggermente a forma di conchiglie, battono l’una sull’altra, emettendo un delicato suono significa e indica proprio “khanimambo”.


Tanti cristiani, andando a ricevere l’Eucaristia durante la messa, fanno questo gesto prima di aprire la mano sinistra, supportata dalla destra, per ricevere il Corpo di Gesù, e pronunciano quell’“amen” che assume anche il significato della gratitudine dell’uomo dinanzi al dono che Dio fa di se stesso.  

Piedi sporchi e profumati!

Il Giovedì santo, durante la messa della “Cena del Signore”, il Sacerdote è chiamato a ripetere quel sublime gesto di amore che si fa servizio “fino alla fine”, con la lavanda dei piedi. Quest’anno ho celebrato tale rito nel carcere centrale di Maputo e i discepoli erano, chiaramente, dodici detenuti. Seduti davanti a me, alcuni sono vestiti abbastanza bene, altri coperti di stracci.  Uno ha i pantaloni completamente strappati; i vari buchi lasciano trasparire, quasi interamente, le gambe e anche la maglietta che indossa è bucherellata e lisa.
I piedi… non sono stati lavati in precedenza per evitare, come a volte fa chi è scelto per ricevere questo gesto, che si presentino poco “adatti” all’occasione. Guardando i “miei” dodici apostoli sono contento del fatto che siano “genuini”: hanno lasciato il loro lavoro e le loro occupazioni quotidiane e sono venuti per… farsi lavare i piedi durante la Cena del Signore, quasi alla sprovvista, come fece Gesù quella sera con i “suoi”.
Piedi impolver…

Gesù entra... in carcere!

Domenica delle Palme 2014: nel pomeriggio vado con un gruppetto di laici a Manhiça, in un carcere di 70 persone, quasi tutti giovani, per celebrare la messa dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme. Entrando nel cortile della prigione, tutto è già pronto: una cinquantina di detenuti sono seduti per terra nella quadra del piazzale ombreggiata da uno dei muri di cinta.
In quest’ultimo versante dell’estate mozambicana, il cielo sopra di noi è luminosissimo e scaldato dal cocente “sole africano”, spezzettato dalla grande grata di ferro che racchiude il “soffitto” del cortile.

L’altare è stile “poverty”: due letti di ferro dei carcerati, senza materassi, sovrapposti. 
Sulla rete bucherellata, un cartone e, sul cartone, una capulana, il tradizionale tessuto del Mozambico che fa da tovaglia dell’altare.

È la terza messa che celebro in questo carcere in cui la pastorale carceraria cattolica non era ancora arrivata. Quindi… siamo all’inizio di un cammino.

Innanzitutto… la “sobremesa”. Prima di comi…

Mors et vita duello...

HIV Sida, AIDS, SIDA… sigle, sigle e ancora sigle per nascondere la paura viscerale di una malattia terribilmente sciocca che si fa beffe della vita e riduce le persone a zombi ambulanti. Sotto il sole di un caldo pomeriggio mozambicano, arrivo nella casa delle suore di Madre Teresa che sorge, come fiore nato sulla spazzatura, a poche decine di metri del grande immondezzaio di Maputo, tristemente famoso per essere un cumulo immenso di immondizia su cui centinaia di esseri umani lottano per sopravvivere rovistando tra immondi rifiuti. Per arrivare alla casa delle suore è stato necessario percorrere una strada in terra battuta, o per meglio dire, “in rifiuti battuta”, che costeggiava un lato dell’immondezzaio la cui parete di  immondezza si staglia imponente nel cielo per circa 20 metri. Come facessero quel mosaico di resti a stare in piedi… non lo so! Entrando nella comunità delle suore, il clima cambia subito. Lì i rifiuti umani - gli ammalati di AIDS - sono “riciclati” dall’amore di …

7 aprile, Festa della donna del Mozambico

Josina Machel (da nubile, Josina Muthemba ), in gioventù, ha integrato il movimento "Fronte di liberazione mozambicano" (FRELIMO) che ha lottato per l'indipendenza del suo paese. Nel 1969, sposò Samora Machel. Morì il 7 Aprile 1971, a causa di una malattia. Con l'indipendenza del Mozambico, questa data è stata istituita come Festa della Donna del Mozambico .
Josina è considerata un modello di ispirazione per il movimento delle donne. Nella lotta per la liberazione del Mozambico, ha svolto un ruolo molto importante. E' stata una delle fondatrici del distaccamento delle donne, Direttrice degli Affari sociali e responsabile della Sezione femminile presso il Dipartimento degli affari esteri della FRELIMO.  A Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, era a capo delle donne che si prendevano cura dei bambini rimasti orfani o i cui genitori erano assenti, perchè occupati nella lotta per la liberazione nazionale condotta dalla FRELIMO. 
Affrontando la questione delle donne e del…

Mano d'opera

"A cosa serve un giornale?"

Con questa domanda abbiamo cominciato, nella prigione di Marracuene, un laboratorio di reciclaggio di giornali usati che possono trasformarsi in bellissimi cestini. 
Gli insegnanti... sono stati Dickson e Bernardo, due giovani missionari della nostra Comunità di Maputo che conoscono quest'arte di reciclaggio. 
Dieci carcerati, tra i 18 e i 50 anni, hanno partecipato al primo gruppo di lavoro.  Dopo le prime spiegazioni dei due trainers, subito gli allievi hanno iniziato ad arrotolare le "cannette" di carta e a intrecciarle. 
La gioia traspariva sui loro volti nel veder trasformare quei semplici e apparentemente inutili giornali in piccole "opere d'arte", sorte da mani che, seppur hanno commesso colpe punibili a norma di legge, sono ancora piene di dignità e di capacità!

I cestini sono un'occasione di riscatto perché...
risvegliano la capacità di inventare, in chi crede di non servire più a nulla e di non interessare più a …

Scuola di Magistero Sociale della Chiesa

Nel desiderio di dinamizzare ulteriormente la pastorale sociale parrocchiale, abbiamo iniziato oggi il corso di Magistero sociale della Chiesa, aperto ad agenti della caritas e dei vari settori della Pastorale sociale. Sono intervenute più di trenta persone con le quali abbiamo iniziato un cammino formativo di tre anni, con appuntamenti mensili di due ore, l'ultimo sabato del mese. Abbiamo cominciato riflettendo sul "Disegno di amore di Dio con l'umanità" e i risvolti "sociali" di tale Alleanza: l'amore sociale del cristiano deve alimentarsi di fede per tradursi in pratiche "potabili" di solidarietà, giustizia e pace. Dio ci vuole autenticamente credenti e realmente persone umane, pienamente inserite nel tessuto socio-culturale in cui viviamo, con il cuore in cielo e i piedi per terra. Il cristiano è chiamato a dinamizzare la vita sociale in cui è inserito per renderla vita nuova in Cristo. E' Cristo, inoltre, che ci svela pienamente il vo…