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Gesù entra... in carcere!

Domenica delle Palme 2014: nel pomeriggio vado con un gruppetto di laici a Manhiça, in un carcere di 70 persone, quasi tutti giovani, per celebrare la messa dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme.
Entrando nel cortile della prigione, tutto è già pronto: una cinquantina di detenuti sono seduti per terra nella quadra del piazzale ombreggiata da uno dei muri di cinta.

In quest’ultimo versante dell’estate mozambicana, il cielo sopra di noi è luminosissimo e scaldato dal cocente “sole africano”, spezzettato dalla grande grata di ferro che racchiude il “soffitto” del cortile.

L’altare è stile “poverty”: due letti di ferro dei carcerati, senza materassi, sovrapposti. 
Sulla rete bucherellata, un cartone e, sul cartone, una capulana, il tradizionale tessuto del Mozambico che fa da tovaglia dell’altare.

È la terza messa che celebro in questo carcere in cui la pastorale carceraria cattolica non era ancora arrivata. Quindi… siamo all’inizio di un cammino.

Innanzitutto… la “sobremesa”. Prima di cominciare a parlare, dopo i saluti, distribuiamo una banana ciascuno come “sobremesa”, dessert in portoghese. Ma il vero motivo è che “sacco vuoto non sta in piedi”. 
I carcerati mangiano una volta al giorno e normalmente di sera. Non si può parlare, spiegare, pregare con chi ha la pancia vuota. Come parlare dell’amore di Gesù ha chi ha fame?!

Meglio mostrare prima con i fatti che il nostro Dio è buono e… come farlo senza troppe chiacchiere?! Per esempio, offrire una gustosa banana africana può essere più efficace di una predica sull’amore di Dio. Certo, poi si fa anche la predica e si spiega la Parola di Dio, si celebra la Messa: tutto rigorosamente in regola!!

Dopo il dessert, facciamo un po’ di prove di canto e di risposte per la santa Messa. Al momento del segno della croce, mi accorgo che tanti hanno dimenticato come si fa, cosa vista nel primo incontro con questi fratelli. Quindi intavoliamo un buon quarto d’ora di prove di “segno della croce”: "mano destra e non sinistra! Prima la fronte, poi il petto, quindi la spalla sinistra e poi la destra!" Sembra facile ma non è così. 
Abbiamo fatto varie prove e chi ci riusciva prima faceva da maestro privato del suo vicino. Alla fine quasi tutti hanno fatto bene il segno dell’Amore di Gesù per noi.
Che clima di festa si è creato e che allegria. Mentre elevavo l’Ostia consacrata in alto e vedevo su me le grate del carcere, mi sembrava che quelle sbarre si aprissero, si spezzassero, si fondessero per far passare Dio che viene in mezzo a noi… anche in una prigione della periferia del mondo.

Grazie, Gesù, di essere entrato… in carcere!



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Grazie, merci, thank you, khanimanbo, obrigado, gracias, danke, asante...

Tante parole per esprimere lo stesso sentimento di gratitudine
che nobilita il cuore umano e che ci fa veramente figli di Dio: grazie!
Vedendo i molti segni di risposta che tanti di voi,
amici carissimi e fratelli di Comunità,
mi indirizzate,
attraverso la lettura dei post che pubblico sul mio blog, questa sera ho desiderato raggiungervi con il sentimento di gratitudine che sempre abita il mio cuore quando, attraverso questo strumento di comunicazione, possiamo rimanere in contatto a distanza intercontinentale.
Un vostro semplice + o un commento di poche parole su una notizia o una esperienza che ho pubblicato... è per me il segno che vale la pena condividere quanto Dio ci permette di sperimentare nella missione che Egli ci affida.
Quindi, ancora una volta, grazie a tutti e a ciascuno in particolare.
Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera. 
P. Antonio  

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