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Donna Josefa

In una zona della nostra missione vive donna Josefa, anziana vedova di circa 80 anni che ha perso da poco anche il figlio e, con lui, la speranza di poter terminare la sua casetta.

La nuora ha un misero lavoro e non riesce neanche a pagare la scuola dei figli. Così donna Josefa vive in una casa di “caniço”, di canne, sulla sabbia e, quando piove - ci racconta - passa la notte "appollaiata" in un angolo della sua capanna che si riempie di acqua.
La Comunità Ecclesiale di Base, venuta a conoscenza di ciò, si è organizzata, con l’appoggio della Caritas della missione, per aiutare donna Josefa a mettere delle lamiere sulla casetta di mattoni che il figlio ha iniziato a costruire ma che era completamente scoperta.
Ora donna Josefa può dormire tranquilla in una stanzetta semplice ma sicura, di 2,50 per 2 mt.
Quando arriviamo per salutarla, la troviamo molto felice perché è stata  messa anche una porta alla sua stanza... 
Getto un’occhiata nella stanzetta ma non vedo nulla di così bello e comodo per essere tanto felici. C’è un letto coperto di povere lenzuola, una sedia, alcuni vestiti e teli su una cassa. Tutto lì. Ma quando chiedo a Donna Josefa se è contenta del lavoro fatto nella sua abitazione, con le lacrime agli occhi mi dice di sì; loda e ringrazia Dio, per l’aiuto che i cristiani del suo quartiere le hanno offerto.

Proprio vero, i poveri, dal loro nulla, sanno ringraziare Dio meglio di me. Grazie donna Josefa per questa lezione di vita! 


Commenti

  1. Dovremmo smettere di lamentarci! Me lo ripeto da 8 anni, da quando sono tornata da Lima...

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Grazie, merci, thank you, khanimanbo, obrigado, gracias, danke, asante...

Tante parole per esprimere lo stesso sentimento di gratitudine
che nobilita il cuore umano e che ci fa veramente figli di Dio: grazie!
Vedendo i molti segni di risposta che tanti di voi,
amici carissimi e fratelli di Comunità,
mi indirizzate,
attraverso la lettura dei post che pubblico sul mio blog, questa sera ho desiderato raggiungervi con il sentimento di gratitudine che sempre abita il mio cuore quando, attraverso questo strumento di comunicazione, possiamo rimanere in contatto a distanza intercontinentale.
Un vostro semplice + o un commento di poche parole su una notizia o una esperienza che ho pubblicato... è per me il segno che vale la pena condividere quanto Dio ci permette di sperimentare nella missione che Egli ci affida.
Quindi, ancora una volta, grazie a tutti e a ciascuno in particolare.
Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera. 
P. Antonio  

"Pane della Vita e pane di vita"

Sembrerebbe, a primo acchito, una ridondanza linguistica, ma non lo è affatto!
Pane della vita, per noi che crediamo in Gesù Cristo, Figlio di Dio Vivente, Verbo di Dio incarnato, è l’Eucaristia, il Pane per eccellenza che dà la Vita in abbondanza, quella vera, quella che ti riempie, quella che ti sazia, quella – cioè – che tutti cercano ma non sempre trovano!
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. (Gv 6,51).

Date loro "voi stessi" da mangiare

Il brano di San Matteo (14,13-21) - propostoci per la diciottesima domenica del tempo ordinario - è davvero "straordinario"... come ogni pagina del Vangelo! Si tratta della com-passione di Gesù per gli uomini del suo tempo, segno dell'amore folle di Dio per gli uomini di ogni tempo e quindi per noi tutti. Gesù è afflitto per la morte di Giovanni Battista, cugino e profeta antecessore del Messia. Il dolore che sempre tenta di stringere il cuore dell'uomo nella morsa dell'autocommiserazione e del ripiegamento, non riesce a vincere il cuore misericordioso di Gesù che rimane com-passivo. Gesù vede la folla che lo ha seguito a piedi e si commuove, ne sente la passione dolorosa, ne vive interiormente il dramma della fame di Dio e di pane. Si intenerisce e comincia a guarire gli ammalati e quando giunge il momento del congedo, dinanzi alla "avveduta" preoccupazione degli apostoli di rimandare a casa la folla (dicasi folla di 5000 uomini senza contare donne e ba…