Passa ai contenuti principali

Ave Maria

Alcune settimane fa, un detenuto della Prigione Centrale di Maputo mi chiede se possiamo cominciare a recitare il rosario in carcere. 
Ho accolto con molta gioia la richiesta e gli ho proposto di organizzare la preghiera, chiedendo ad altri detenuti se erano interessati a tale iniziativa. 


Mercoledì 7 maggio, ci siamo ritrovati, alle 10.30, nel garage ove la comunità cattolica del carcere prega di solito e, attorno ad una piccola e bellissima statua della Madonna di Fatima, ricevuta in dono dal Santuario stesso di Fatima, abbiamo iniziato a pregare con un gruppo di 17 prigionieri. 

Grazie ad un piccolo deposito di corone del rosario, ricevute in dono dall'Italia, ciascun detenuto ha potuto stringere tra le mani questa "catena di salvezza" che unisce il cielo e la terra. 
Ho spiegato loro alcune caratteristiche della antichissima devozione del rosario e ci siamo poi "lanciati" tra le baccia di Maria, accompagnati da canti in portoghese e in ronga, dialetto del sud di Mozambico. 

Mentre pregavamo, guardavo il tetto del garage, povero e semplice, il tavolo su cui era posta la statua, piccola e umile, i miei compagni di preghiera, alcuni dei quali vestiti poveramente... ma la bellezza di quella statua e la luce spirituale che ne emanava riempivano tutti e tutto!

Maria mi sembrava sorridere, compiaciuta come lo sarebbe qualunque mamma, nel vedere i suoi figli riuniti intorno a lei, e quel garage... sembrava proprio la cappellina di Fatima!

Ogni mercoledì, alle 11.30, continua la recita del santo rosario. Il numero dei detenuti che si unisce aumenta pian piano. Ogni nuovo membro riceve la corona benedetta e il coro dei figli di Maria si arricchisce di nuove voci... per invocare "Nossa Senhora de Fátima": Ave Maria!



Commenti

Post popolari in questo blog

Il piccolo venditore di banane

Ieri, tornando dalla città, mi sono fermato lungo la strada che conduce dal centro di Maputo alla periferia, per comprare delle banane. 
Le bancarelle di frutta sono dei carrettini tirati dalle persone, stazionati lungo la strada uno dietro all'altro. 
Da lontano ne scelgo uno a caso. Avvicinandomi con la macchiana, intravedo un uomo seduto su di un muro, con il carrettino a pochi metri, e penso sia lui il proprietario. Normalmente all'avvicinarsi di un cliente, questi venditori subito corrono per non perdere l'occasione di vendere.  
Stranamente il mio non si muove. Fermo la macchina e lo guardo per pochi secondi, chiamandolo con lo sguardo meravigliato per il fatto che non si avvicinasse. 
Mentre guardo indietro fissando quell'uomo, mi appare dal finestrino della macchina un pezzo di volto di un bambino che, per la poca altezza, non raggiunge neanche il finestrino. 
La mia sorpresa è stata grande quando gli ho chiesto se fosse lui il venditore di banane. "Si" - …

Non lo so!

Giorni fa, durante una visita al carcere di Marracuene con alcuni volontari giunti dal Portogallo, ho chiesto ai carcerati di presentarsi, dicendo il loro nome, la provenienza e l'età. 
Francisco (pseudonimo) dopo aver pronunciato poche parole di presentazione nella lingua locale, il ronga, dice il suo nome, la provienienza e abbassa la testa. 
Alla mia domanda sull'età, risponde con una frase che mi ha agghiacciato: "non lo so!". 
Sempre pensi che la povertà è una  brutta bestia perchè significa non avere cibo, casa, vestiti, cultura ma... a volte essa ti soprende per la sua forza distruttrice. 
Non conoscere l'età significa non sapere quando sei entrato in questo mondo; 
è un pezzo della tua dignità di essere umano che ti manca. 
Non sapere il giorno della nascita significa non poter mai aspettare quel giorno che si chiama "compleanno" per gioire in modo speciale della tua vita, non sapere quando gli altri ti fanno gli auguri per il dono che sei in questo m…

Banana-Bacela

Tornando dalla città, oggi, mi sono fermato a comprare delle banane ad una bancarella. 
Mi ha accolto un giovane con un bel sorriso, coperto con un cappuccio, per proteggersi dal freddo dell'inverno mozambicano. Un grande vento sollevava un polverone di sabbia che avvolgeva la bancarella. 
Mi ha venduto le banane e, prima di ripartire, è andato dietro la bancarella a cercare qualcosa. 
Si è riavvicinalo allo sportello dell'auto e mi ha porto una bella banana, dicendo: "isto é bacela" (questo è un regalo). 
La banana offerta da un giovane che sta tutto il giorno al freddo, in mezzo ad un polverone; un giovane la cui speranza di vivere è legata alla vendita di quel numero di banane...; un giovane che lotta per strappare la vita dalla miseria... eppure é capace di offrire una "bacela". 
L'ho ringraziato e ho continuato la mia strada, mangiando quella banana-bacela e mentre la commozione prendeva il sopravvento mi sono ricordato della parole di Gesù: "l'…