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Figli del cuore

1 giugno: in Mozambico si festeggia "o dia da criança" (il giorno del bambino). 
Per ricordare questa festa dedicata ai "semi di oggi che sono i fiori di domani", i bambini - appunto!- speranza dell'umanità, condivido l'esperienza che ho vissuto nella "casa del gaiato". 


La “casa do gaiato” è una struttura di accoglienza per ragazzi di strada che il treno della vita ha lasciato indietro o ha lasciato scendere… fuori stazione.
Sorge nel cuore di un’estesa area "verde", in cui spuntano case di accoglienza che fanno da corona a una splendida chiesa a forma di capanna africana: la casa di Dio che allarga i suoi paletti perché ogni uomo, e specialmente i “piccoli”, possano trovare rifugio.

Vi vivono circa 130 ragazzi abbandonati o orfani, sfavoriti dalla vita, persone che non contano molto agli occhi del mondo, ma che si aprono alla bellezza della vita grazie ad un cuore di padre e di madre nella persona di un anziano sacerdote portoghese e di una volontaria laica brasiliana.

“Cosa significa gaiato?”, ho chiesto alla volontaria. A questa domanda è seguita una risposta che ha la forza della prosa più diretta e l’armonia della poesia più elevata: “gaiato significa in portoghese ‘figli della strada’… ma per chi lavora con i gaiato, significa ‘i figli del cuore’”.

Durante la messa, i ‘figli del cuore’ cantano e accompagnano la preghiera con una attenzione speciale, gli occhi sgranati e fissi sul sacerdote che parla o sull’animatore che li aiuta a cantare… segno di un vero incontro tra questi piccoli e il Dio che “si fa piccolo” per “farci grandi”, tutti, sempre.

Stando sul presbiterio, avevo davanti questi volti carichi di storie di sofferenza, di ferite ricevute dalla vita, ma anche occhi pieni di speranza per un futuro più luminoso. 
Quegli occhi frizzanti di vita erano davanti a me come una costellazione di astri che, nella notte dell’universo, brillano di luce per ricordare al buio che – presto - esso finirà… proprio come finirà il dolore degli innocenti che la vita lascia indietro sotto lo sguardo indifferente di tanti.
                                            … Ma, per fortuna, non di tutti!!


Commenti

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Grazie, merci, thank you, khanimanbo, obrigado, gracias, danke, asante...

Tante parole per esprimere lo stesso sentimento di gratitudine
che nobilita il cuore umano e che ci fa veramente figli di Dio: grazie!
Vedendo i molti segni di risposta che tanti di voi,
amici carissimi e fratelli di Comunità,
mi indirizzate,
attraverso la lettura dei post che pubblico sul mio blog, questa sera ho desiderato raggiungervi con il sentimento di gratitudine che sempre abita il mio cuore quando, attraverso questo strumento di comunicazione, possiamo rimanere in contatto a distanza intercontinentale.
Un vostro semplice + o un commento di poche parole su una notizia o una esperienza che ho pubblicato... è per me il segno che vale la pena condividere quanto Dio ci permette di sperimentare nella missione che Egli ci affida.
Quindi, ancora una volta, grazie a tutti e a ciascuno in particolare.
Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera. 
P. Antonio  

"Pane della Vita e pane di vita"

Sembrerebbe, a primo acchito, una ridondanza linguistica, ma non lo è affatto!
Pane della vita, per noi che crediamo in Gesù Cristo, Figlio di Dio Vivente, Verbo di Dio incarnato, è l’Eucaristia, il Pane per eccellenza che dà la Vita in abbondanza, quella vera, quella che ti riempie, quella che ti sazia, quella – cioè – che tutti cercano ma non sempre trovano!
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. (Gv 6,51).

Date loro "voi stessi" da mangiare

Il brano di San Matteo (14,13-21) - propostoci per la diciottesima domenica del tempo ordinario - è davvero "straordinario"... come ogni pagina del Vangelo! Si tratta della com-passione di Gesù per gli uomini del suo tempo, segno dell'amore folle di Dio per gli uomini di ogni tempo e quindi per noi tutti. Gesù è afflitto per la morte di Giovanni Battista, cugino e profeta antecessore del Messia. Il dolore che sempre tenta di stringere il cuore dell'uomo nella morsa dell'autocommiserazione e del ripiegamento, non riesce a vincere il cuore misericordioso di Gesù che rimane com-passivo. Gesù vede la folla che lo ha seguito a piedi e si commuove, ne sente la passione dolorosa, ne vive interiormente il dramma della fame di Dio e di pane. Si intenerisce e comincia a guarire gli ammalati e quando giunge il momento del congedo, dinanzi alla "avveduta" preoccupazione degli apostoli di rimandare a casa la folla (dicasi folla di 5000 uomini senza contare donne e ba…