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Ero nudo e mi avete vestito!

Queste parole di Gesù, nel Vangelo di S. Matteo, al capitolo 25, sono un costante invito all'attenzione che siamo chiamati ad avere con i poveri. 
Nelle 4 carceri ove sto lavorando come missionario è molto frequente vedere giovani e adulti girare con maglie sfillacciate e piene di buchi, pantaloni vecchi e lisi, ciabatte consumate dal tempo, con parte del piede che sfrega il suolo perchè la suola si è completamente consumata. 
Come parlare di riabilitazione umana e spirituale a chi, oltre ad avere fame, veste miseramente e si sente privato di quella dignità che un vestito decente procura alla persona?
Grazie all'aiuto di amici italiani e ad alcuni benefattori mozambicani, abbiamo potuto avviare un servizio di sostegno ai poveri che necessitano, tra le altre cose, anche di vestiti. 

Duccio e P. Antonio mentre smistano indumenti da offrire ai detenuti
Duccio Ferraro, che vediamo nella fotografia insieme a P. Antonio, è un giovane volontario italiano, originario di Napoli, che ha deciso di offrire un anno della sua vita al servizio della cooperazione internazionale. 
Inviato dalla Caritas di Roma, insieme ad altri 3 giovani, Duccio collabora nel servizio alle carceri di Maputo, offrendo corsi di inglese e portoghese, dialogando con chi ha bisogno di una spalla fraterna cui appoggiarsi, e dando vita, insieme al servizio di pastorale carceraria, ad alcuni progetti tesi allo sviluppo umano integrale dei detenuti. 
Così scrive Duccio circa la sua esperienza con i carcerati: 
"E' difficile immaginare un carcere mozambicano e le persone che vi sono ospitate. Probabilmente non ti rendi conto di dove sei e di cosa significa essere costretto a quella vita neppure quando ci sei dentro, quando dialoghi con loro, quando distribuisci qualche maglietta o qualche decina di banane. 
Però quello spazio esiste, è reale così come le persone che vi sono dentro. 
Sono persone con una famiglia, con degli amici, con dei figli... non sono poi così diversi da te! 
Quando capisci questo e dimentichi tutto il resto, riesci finalmente a sedere insieme a loro, a sorridere e a piangere insieme a loro. Ed in quel momento l'umanità si salva e sopravvive per un altro giorno". 



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