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Laboratorio di arteterapia

Dopo aver concluso il primo tema della Scuola di vita con i minori del Carcere Centrale di Maputo, intitolato "Camminando s'apre cammino" (circa gli ideali di vita e la strategia per perseguirli), abbiamo sguinzagliato la fantasia sul proprio ideale di vita e sul "sogno" che i giovani coltivano nel proprio cuore e nella propria mente. 

Al suono delle bellissime note delle "Quattro stagioni di Vivaldi", con fogli e colori, i ragazzi sono stati invitati a descrivere il proprio sogno in immagini. 
Ogni "artista"... ha poi presentato il proprio "capolavoro". 
Molto interessante mi è parso il fatto che i disegni ritraessero principalmente scene di pace, una abitazione confortevole ove vivere con la propria famiglia, una relazione armoniosa con la natura: diritti e bisogni fondamentali per essere persone e poter sperimentare aspetti semplici e quotidiani della vita di cui,  probabilmente, non hanno potuto godere.

Entriamo in questa "Galleria di arte dei poveri" per arricchirci dei sentimenti e desideri che i disegni, nella loro semplicità, contengono!


Omaggio pieno di festa e di colori che un carcerato trasferito mi ha fatto. 


Sogno di una casa per la famiglia.

Per casa una struttura tradizionale e poter pescare sotto i raggi del sole.

Una casa completa stile europeo...

In relazione con la natura, nel cammino della vita che presenta bivi in cui scegliere!

Una casa semplice e una macchina per muoversi. 

Una macchina, una capanna, all'ombra di un grande albero di vita. 

La casa, seppur semplice, è piena di colori nel tetto: desiderio di festa, di luce, di varietà. 

Famiglia completa e lavoro desiderato: pescatore. 

L'uomo saggio è come l'albero piantato lungo corsi di acqua che porta frutto. 

La forza della natura espressa nella vivacità dei colori e nel volo degli uccelli,
accarezzati dai raggi del sole. 

Pace in cielo, in terra e in Mozambico!





Commenti

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Grazie, merci, thank you, khanimanbo, obrigado, gracias, danke, asante...

Tante parole per esprimere lo stesso sentimento di gratitudine
che nobilita il cuore umano e che ci fa veramente figli di Dio: grazie!
Vedendo i molti segni di risposta che tanti di voi,
amici carissimi e fratelli di Comunità,
mi indirizzate,
attraverso la lettura dei post che pubblico sul mio blog, questa sera ho desiderato raggiungervi con il sentimento di gratitudine che sempre abita il mio cuore quando, attraverso questo strumento di comunicazione, possiamo rimanere in contatto a distanza intercontinentale.
Un vostro semplice + o un commento di poche parole su una notizia o una esperienza che ho pubblicato... è per me il segno che vale la pena condividere quanto Dio ci permette di sperimentare nella missione che Egli ci affida.
Quindi, ancora una volta, grazie a tutti e a ciascuno in particolare.
Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera. 
P. Antonio  

"Pane della Vita e pane di vita"

Sembrerebbe, a primo acchito, una ridondanza linguistica, ma non lo è affatto!
Pane della vita, per noi che crediamo in Gesù Cristo, Figlio di Dio Vivente, Verbo di Dio incarnato, è l’Eucaristia, il Pane per eccellenza che dà la Vita in abbondanza, quella vera, quella che ti riempie, quella che ti sazia, quella – cioè – che tutti cercano ma non sempre trovano!
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Date loro "voi stessi" da mangiare

Il brano di San Matteo (14,13-21) - propostoci per la diciottesima domenica del tempo ordinario - è davvero "straordinario"... come ogni pagina del Vangelo! Si tratta della com-passione di Gesù per gli uomini del suo tempo, segno dell'amore folle di Dio per gli uomini di ogni tempo e quindi per noi tutti. Gesù è afflitto per la morte di Giovanni Battista, cugino e profeta antecessore del Messia. Il dolore che sempre tenta di stringere il cuore dell'uomo nella morsa dell'autocommiserazione e del ripiegamento, non riesce a vincere il cuore misericordioso di Gesù che rimane com-passivo. Gesù vede la folla che lo ha seguito a piedi e si commuove, ne sente la passione dolorosa, ne vive interiormente il dramma della fame di Dio e di pane. Si intenerisce e comincia a guarire gli ammalati e quando giunge il momento del congedo, dinanzi alla "avveduta" preoccupazione degli apostoli di rimandare a casa la folla (dicasi folla di 5000 uomini senza contare donne e ba…