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Scuola di vita

Uno dei problemi più seri che ho incontrato nelle carceri in cui sto operando è quello della perdita del senso della vita e del necessario servizio della speranza che siamo chiamati a vivere come operatori della pastorale carceraria. 

L'85% della popolazione delle carceri mozambicane è composta da giovani (dai 15 ai 25 anni) che delinquono principalmente per problemi di povertà o connessi direttamente ad essa: disgregazione del tessuto familiare, abbandono dei figli, mancanza di scolarizzazione...

Le mura del carcere hanno come effetto quello di spegnere la speranza nel futuro. Gli anni della pena si snodano davanti a te come una catena di interminabili anelli. Quando ne hai passato uno, ne hai tanti e tanti altri davanti... 


Mesi fa, ascoltando questo 'grido silenzioso' dei giovani detenuti, ho lanciato in due carceri la proposta di fare "Scuola di Vita", di riunirci per due ore settimanali affrontando argomenti fondamentali nello sviluppo della personalità di un giovane. Il desiderio di parlare di "cose nostre" con i giovani sta tracciando un cammino. 





Sono una cinquantina i giovani 
che hanno scelto di partecipare alla Scuola di vita. 


Abbiamo affrontato il tema del 'cammino  e degli ideali di vita' e l'argomento è stato "chiuso" con un laboriatorio di arte grafica, in cui, al suono delle "Quattro stagioni" di Vivaldi, i giovani hanno raffigurato il loro desiderio di vita: 


- una casa dove vivere tranquilli con la propria famiglia; 

- la pace;

- il lavoro e la famiglia...

questi i "sogni" di tanti giovani, 
proibiti, per ora, dalle sbarre del carcere ma già lavorati, con speranza, nel "laboratorio" della Scuola di vita!

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