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La venditrice di arance


Oggi, tornando dalla città, il rosso di un semaforo mi ha fermato per pochi secondi in un incrocio che immetteva, da una strada secondaria, sulla via principale che attraversa la città di Maputo.
Un formicolio di gente, carretti, auto che correvano in tutte le direzioni.

In questo trambusto, il mio sguardo si è posato sul volto di una donna, la cui età sembrava avanzata ma non trascorsa.

Il volto era serio e fisso, quasi guardasse qualcuno o qualcosa in un'altra dimensione. Davanti a lei pochi mucchietti di arance, meticolosamente organizzati in gruppi di cinque...

Il suo corpo, seduto su uno sgabellino, in mezzo a quel corri-corri... parlava di stanchezza, sofferenza, povertà.
Gli occhi erano fissi nel vuoto, forse per staccarsi dal "peso" del lungo giorno, gravato dal caldo afoso di questa stagione.
Quando è scattato il verde, la "venditrice di arance" è stata ridestata alla realtà dal rimbombare delle auto che hanno ripreso la loro corsa.
... ma i tratti di quel volto sono rimasti dentro di me e si sono trasformati in preghiera.



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Tante parole per esprimere lo stesso sentimento di gratitudine che nobilita il cuore umano e che ci fa veramente figli di Dio: grazie! Vedendo i molti segni di risposta che tanti di voi, amici carissimi e fratelli di Comunità, mi indirizzate, attraverso la lettura dei post che pubblico sul mio blog, questa sera ho desiderato raggiungervi con il sentimento di gratitudine che sempre abita il mio cuore quando, attraverso questo strumento di comunicazione, possiamo rimanere in contatto a distanza intercontinentale. Un vostro semplice + o un commento di poche parole su una notizia o una esperienza che ho pubblicato... è per me il segno che vale la pena condividere quanto Dio ci permette di sperimentare nella missione che Egli ci affida. Quindi, ancora una volta, grazie a tutti e a ciascuno in particolare. Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera.  P. Antonio  

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Date loro "voi stessi" da mangiare

Il brano di San Matteo (14,13-21) - propostoci per la diciottesima domenica del tempo ordinario - è davvero "straordinario"... come ogni pagina del Vangelo! Si tratta della com-passione di Gesù per gli uomini del suo tempo, segno dell'amore folle di Dio per gli uomini di ogni tempo e quindi per noi tutti. Gesù è afflitto per la morte di Giovanni Battista, cugino e profeta antecessore del Messia. Il dolore che sempre tenta di stringere il cuore dell'uomo nella morsa dell'autocommiserazione e del ripiegamento, non riesce a vincere il cuore misericordioso di Gesù che rimane com-passivo. Gesù vede la folla che lo ha seguito a piedi e si commuove, ne sente la passione dolorosa, ne vive interiormente il dramma della fame di Dio e di pane. Si intenerisce e comincia a guarire gli ammalati e quando giunge il momento del congedo, dinanzi alla "avveduta" preoccupazione degli apostoli di rimandare a casa la folla (dicasi folla di 5000 uomini senza cont