Passa ai contenuti principali

...i nostri angeli...

Quaresima, tempo di conversione e di amore più intenso che si fa carità tangibile.
Con questi sentimenti ci siamo messi in viaggio, io, suor Aida, il signor Paolo e la signora Elena, tutti membri della pastorale carceraria.

Destinazione: visita ad un carcere distrettuale di Maputo nel quale non svolgiamo attività regolari per via della distanza.
Quattro ore di viaggio per arrivarci, percorrendo una strada tutta costellata di piccole e medie buche che "massaggiano" ben bene la schiena... cullata poi dalle leggere onde della laguna che si attraversa con un rustico battello...

 




Il carcere è una "attempata" struttura dei tempi coloniali che accoglie attualmente una quarantina di carcerati che dormono per terra, su vecchie stuoie.
 



Le pareti sono l'unico "armadio" dal quale pendono sacchi di plastica che raccontano una storia di povertà!


 
Seduti per terra, all'ombra dell'unico albero del piccolo cortile, ho cercato di "annunciare" la Storia dell'Amore di Dio per questi fratelli, leggendo il brano del Vangelo di San Luca sulla missione di Gesù, declamata nella Sinagoga di Nazareth: Lo Spirito del Signore è su di me, mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri, a proclamarer la libertà dei prigionieri...
 
Questa parola, letta davanti ai carcerati, ha una forza dirompente: Cristo vuole darci innanzitutto la vera libertà, quella del cuore, quella che ci rende liberi dal peccato e dalla schiavitù dei vizi...
Gli occhi di vari detenuti brillavano di commozione dinanzi all'annuncio dell'Amore di Dio che si lascia incontrare anche in queste situazioni di miseria.
 
 
 
Dopo la lettura del Vangelo e un momento di preghiere spontanee, abbiamo condiviso alcuni segni dell'amore di Dio con i poveri: pane con burro, biscotti, succo di frutta, una camicia, un boxer e un pantalone per ciascuno... e in più prodotti di igiene per tutti loro.


 
La preghiera del Padre Nostro ha concluso la nostra visita al carcere.
Ci siamo recati poi a visitare il cosiddetto "campo aperto", struttura pensata per la reabilitazione dei carcerari attraverso il lavoro dei campi e un contatto più diretto con la natura.
 
 
 
Riuniti nel refettorio, abbiamo salutato i denenuti e condiviso con loro una merenda. Uno si è alzato per ringraziarci e ha detto:
 
Voi siete angeli di Dio per noi,
perchè siete venuti a visitarci a nome del Signore. Grazie.
 
La stanchezza del lungo viaggio ha lasciato spazio alle lacrime di commozione dinanzi a quelle parole che sorgevano dal cuore di un carcerato.
 
 
 

Commenti

Post popolari in questo blog

Il piccolo venditore di banane

Ieri, tornando dalla città, mi sono fermato lungo la strada che conduce dal centro di Maputo alla periferia, per comprare delle banane. 
Le bancarelle di frutta sono dei carrettini tirati dalle persone, stazionati lungo la strada uno dietro all'altro. 
Da lontano ne scelgo uno a caso. Avvicinandomi con la macchiana, intravedo un uomo seduto su di un muro, con il carrettino a pochi metri, e penso sia lui il proprietario. Normalmente all'avvicinarsi di un cliente, questi venditori subito corrono per non perdere l'occasione di vendere.  
Stranamente il mio non si muove. Fermo la macchina e lo guardo per pochi secondi, chiamandolo con lo sguardo meravigliato per il fatto che non si avvicinasse. 
Mentre guardo indietro fissando quell'uomo, mi appare dal finestrino della macchina un pezzo di volto di un bambino che, per la poca altezza, non raggiunge neanche il finestrino. 
La mia sorpresa è stata grande quando gli ho chiesto se fosse lui il venditore di banane. "Si" - …

Non lo so!

Giorni fa, durante una visita al carcere di Marracuene con alcuni volontari giunti dal Portogallo, ho chiesto ai carcerati di presentarsi, dicendo il loro nome, la provenienza e l'età. 
Francisco (pseudonimo) dopo aver pronunciato poche parole di presentazione nella lingua locale, il ronga, dice il suo nome, la provienienza e abbassa la testa. 
Alla mia domanda sull'età, risponde con una frase che mi ha agghiacciato: "non lo so!". 
Sempre pensi che la povertà è una  brutta bestia perchè significa non avere cibo, casa, vestiti, cultura ma... a volte essa ti soprende per la sua forza distruttrice. 
Non conoscere l'età significa non sapere quando sei entrato in questo mondo; 
è un pezzo della tua dignità di essere umano che ti manca. 
Non sapere il giorno della nascita significa non poter mai aspettare quel giorno che si chiama "compleanno" per gioire in modo speciale della tua vita, non sapere quando gli altri ti fanno gli auguri per il dono che sei in questo m…

Banana-Bacela

Tornando dalla città, oggi, mi sono fermato a comprare delle banane ad una bancarella. 
Mi ha accolto un giovane con un bel sorriso, coperto con un cappuccio, per proteggersi dal freddo dell'inverno mozambicano. Un grande vento sollevava un polverone di sabbia che avvolgeva la bancarella. 
Mi ha venduto le banane e, prima di ripartire, è andato dietro la bancarella a cercare qualcosa. 
Si è riavvicinalo allo sportello dell'auto e mi ha porto una bella banana, dicendo: "isto é bacela" (questo è un regalo). 
La banana offerta da un giovane che sta tutto il giorno al freddo, in mezzo ad un polverone; un giovane la cui speranza di vivere è legata alla vendita di quel numero di banane...; un giovane che lotta per strappare la vita dalla miseria... eppure é capace di offrire una "bacela". 
L'ho ringraziato e ho continuato la mia strada, mangiando quella banana-bacela e mentre la commozione prendeva il sopravvento mi sono ricordato della parole di Gesù: "l'…