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Matias e Maria

 Venerdì: una giornata come sempre! Alzata alle 5.00 per andare nel carcere di Boane a circa 70 km dalla missione. Mi aspetta l'incontro "antico e sempre nuovo" con i giovani reclusi. Con una cinquantina di loro facciamo il corso di "Affettività e sessualità", previsto nel programma di formazione della Scuola di Vita. 
Alle 14.30 circa ritorno a casa, ben stanco per via dell'intenso traffico di Maputo e degli ultimi calori estivi che stanno cedendo il passo al fresco autunnale mozambicano. 
All'entrata della missione il guardiano mi attende per dirmi che una signora vuole parlare con me. Il passo ben svelto e il volto alquanto serio, seppur ben camuffato dietro un sereno "boa tarde" (buon pomeriggio), mi annunciano una notizia non positiva. 
Dopo lo scambio di saluti, Maria, la sposa di Matias, mi dice lapidariamente: "padre sono qui per chiedere aiuto per Matias. Mi ha chiamato un vicino di casa dicendomi che non parla, non riesce a camminare e non risponde". 
Matias e Maria soffrono di AIDS. E' una giovane coppia che ho conosciuto nella lixeira (immondezzaio di Maputo). Durante le grandi piogge dell'anno scorso, la loro casa è stata sommersa dalle acque fetide e insalubri della lixeira e il comune ha "indennizzato" la loro famiglia e centinaia di famiglie povere, che avevano perso tutto, lottizzando una zona desertica in mezzo alla steppa della periferia nord di Maputo. 
Neanche gli autobus o gli chapa (pulmini di trasporto pubblico) accettano di addentrarsi in quella landa sterile e deserta. 
Senza esitare riparto in macchina con Maria e corriamo verso la loro baracca. 
Il viaggio dura quasi un'ora. Il silenzio cala nell'abitacolo dell'auto. Dopo poche domande alle quali Maria risponde brevemente, capisco che la sua preoccupazione è tale che è meglio rimanere in silenzio. Cerco di sgranare il rosario affidando alla Vergine la vita di Matias e la storia di questa tribolata coppia con tre figli. 
Ci avvicianiamo finchè possiamo all'accampamento. Lasciamo la macchina e camminiamo almeno venti minuti tra la steppa.
Il passo di Maria è veloce come quello di una cerva "agile e assetata". Capisco che vuole vedere il marito. 
Arriviamo in casa. Matias è irriconoscibile. In un canto della piccola baracca di lamiera, uno scheletro tremante... in un bagno di sudore. Nella morsa della febbre, tossisce e sputa in un lurido panno. 
Capisco a volo che si tratta di un attacco di tubercolosi, malattia tipica degli ammalati di AIDS. 
Dobbiamo correre in ospedale, non c'è tempo da perdere. 
Maria chiama un vicino che è a letto con febbre a causa di un raffreddore. Questi si alza, esce dalla sua povera casa-tenda e ci aiuta a trasportare Matias fino alla macchina e, in mezzo ai sentieri sabbiosi, corriamo alla volta del piccolo ospedale di Marracuene. 




Matias riceve le prime (semplici) cure e rimane la notte in osservazione. 
Stiamo aspettando i risultati delle analisi che confermeranno il tipo di malattia che sta cercando di strappare alla vita questo giovane papà. 




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